| Il branding |
| Scritto da Lurtz | ||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||
| Giovedì 19 Dicembre 2002 02:58 | ||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||
Tra le pratiche del BDSM il branding è una delle più estreme e, sicuramente, una delle più complesse da attuare. Certo è che si tratta di una tecnica che non può essere approcciata da un neofita e, altrettanto sicuramente, la si può attuare solo tenendo in forte considerazione una lunga serie di accorgimenti, la cui funzione primaria è la salvaguardia di chi la "subisce". E' fondamentale che il master, prima di accettare di svolgere questa pratica, si renda conto (al di là di ogni dubbio) se il marchio sia veramente desiderato dalla persona che lo subisce...
Il branding, tra le pratiche del BDSM, è una delle più estreme e, sicuramente,
una delle più complesse da attuare. Certo è che si tratta di una tecnica che
non può essere approcciata da un neofita e, altrettanto sicuramente, la si può
attuare solo tenendo in forte considerazione una lunga serie di accorgimenti, la cui
funzione primaria è la salvaguardia di chi la "subisce".
Per chi ancora non lo conoscesse, il branding non è altro che una marchiatura a fuoco (dal verbo inglese to brand, 'bollare con marchio a fuoco'). E' una pratica antica, usata da parecchi secoli, oltre che sui capi di bestiame per consentirne il riconoscimento, anche sulle persone, per vari scopi: sigillare la proprietà degli schiavi, oppure imprimere per sempre il simbolo di una colpa sul corpo di una persona riconosciuta colpevole della medesima. In modo particolare si diffuse in Europa tra il XVI ed il XVIII secolo, ma negli USA venne mantenuta fino all'avvenuta abolizione dello schiavismo, nel XIX secolo. Ed in alcuni paesi è in uso ancora oggi nonostante sia bandita da molte convenzioni internazionali. Inutile sottolineare il fatto che ci sono moltissimi aspetti legali e giuridici connessi al branding di cui si deve *assolutamente* tenere conto; tuttavia questi aspetti, non saranno approfonditi in questa sede preferendo rimandare a trattazioni e documentazioni specifiche. Quali sono gli effetti del branding? ...Il primo è la bruciatura irreversibile del tessuto cutaneo negli strati più superficiali. Il dolore è tale da fare perdere i sensi perfino al più forte tra gli uomini: ne sussegue uno stato febbrile dovuto all'aumento di globuli per creare la diffesa immunitari contro le possibili infezioni conseguenti alla lesione. Tale stato febbrile raggiunge il proprio momento critico nelle prime 24 ore dopo che la pratica ha avuto il proprio svolgimento. Nelle ore seguenti, la febbre non passa del tutto, ma si abbassa velocemente: in linea di massima, chi subisce una marchiatura, necessita di 2-3 giorni per riprendersi del tutto. Quali precauzioni prendere, per chi effettua il branding, allo scopo di salvaguardare comunque la salute e la sicurezza di chi subisce il marchio? La prima precauzione da prendere riguarda la scelta del punto dove effettuare il branding: è consigliabile scegliere una fascia muscolare, in quanto è in grado di assorbire meglio lo shock ipertermico del ferro rovente. Bisogna evitare in assoluto la schiena (piena di fibre nervose che, se danneggiate, potrebbero compromettere perfino la naturale mobilità del soggetto) e le parti molli del corpo (seno, pancia). Questo perchè, in questi punti, la pelle è sostenuta da una fibra muscolare molto più sottile, e c'è il rischio (specie per donne, che normalmente hanno fasce muscolari molto meno sviluppate) che il ferro danneggi gli organi interni ed i tessuti ghiandolari. La possibilità di un danno irreversibile, perfino mortale, è concreta. Altre due precauzioni riguardano la forza con cui viene impresso il marchio e la durata per cui il marchio rimane a contatto con la carne. Riguardo la forza, è importante che non sia eccessiva, ma neppure troppo scarsa. Bisogna appoggiare il ferro rovente alla parte prescelta con la massima naturalezza possibile. Basterà il contatto perchè il calore inizi a bruciare il primo strato d'epidermide: tuttavia se si appoggia troppo leggermente, il marchio non s'imprimerà bene, e la pelle della persona che lo subisce, sarà compromessa del tutto inutilmente. Per quanto riguarda invece la durata: bisogna assolutamente attendere che il marchio si "raffreddi" contro la pelle della persona, poichè se si toglie troppo in fretta, ancora caldo, si strapperà inevitabilmente tutta la cute attorno al marchio, causando un danno non da poco. Il tempo che ci mette a raffreddarsi è relativo alla grandezza del ferro, ed al tempo per cui è stato sulla fiamma. In linea di massima, ci mette trai 10 ed i 30 secondi. E' facile rendersene conto, poichè il ferro fuma enormemente messo a contatto con la cute (per la legge fisica del passaggio di calore tra un corpo caldo ed uno più freddo) e frigge proprio come se fosse stato immerso in acqua (del resto, il nostro corpo è in gran parte costituito d'acqua). Vi sono poi le conseguenze psicologiche che si possono generare dall'aver subìto questo genere di pratica. Conseguenze che non vanno mai, in nessun caso, sottovalutate. E' fondamentale che il master, prima di accettare di svolgere questa pratica, si renda conto (al di là di ogni dubbio) se il marchio sia veramente desiderato dalla persona che lo accetta: non siate precipitosi, dom! ...Ci sono moltissime persone che cambiano idea dall'oggi al domani, ed è sempre consigliabile praticare un periodo di conoscenza preventiva. Si sconsiglia inoltre ad ogni dom troppo "sensibile" di praticare il branding, poichè le urla di chi lo subisce, al momento della marchiatura, sono veramente strazianti. E' necessario mantenere un distacco ed una freddezza ESEMPLARI per essere in grado di dominare totalmente questo genere di pratica, che non a caso è consigliata solo ai master e alle mistress di lunga esperienza. Le due conseguenze più diffuse di del branding, per chi la subisce, sono nettamente in contrapposizione tra loro: abbiamo casi di totale abnegazione (tipico di chi lo ha voluto, con assoluta fermezza e consapevolezza, scegliendo con la massima cura anche la persona da cui farselo praticare) ed abbiamo casi di rifiuto postumo (tipico di chi non era completamente convinto, oppure di chi ha subito un successivo shock d'abbandono da parte della persona da cui s'era fatta marchiare). Il master deve essere del tutto consapevole di questi due contrastanti effetti secondari, poichè entrambi possono indurre ad un comportamento "estremo" da parte della persona che ha subito il branding. Non sono rari i casi di psicosi da gelosia estrema, conseguenza della totale sottomissione volontaria, così come non sono affatto rari i casi di desiderio di vendetta, nel secondo caso, che possono concludersi anche in modo assai tragico. Il master che effettua il branding deve essere del tutto consapevole del fatto che le sue responsabilità effettive NON si esauriscono con il compimento positivo della marchiatura, ma si protraggono nel rapporto che prosegue tra dom e sub. Un rapporto fatto di aspettative che a volte possono rivelarsi impegnative quasi quanto quelle di un vero proprio matrimonio. Fortunatamente non è frequente che si arrivi a questi estremi, ma le responsabilità del dom verso il sub marchiato sono indiscutibilmente superiori rispetto a quelle verso qualsiasi altro sub. Il master che non se le voglia assumere, è preferibile che eviti in ogni modo di svolgere questo genere di pratica. Infine due raccomandazioni ai masochisti il cui sogno sia subire il branding: la prima è quella di scegliere attentamente da chi farselo fare. Deve essere una persona che conoscono perfettamente e di cui si fidano ciecamente, ma che deve dimostrare loro di essere capace di praticare una cosa di questo tipo, poichè, come abbiamo visto, il branding NON E' un gioco. Il branding è una pratica assolutamente seria, che comporta, oltre ad una sofferenza inimmaginabile (per chi la subisce) una serie di rischi. Se pensate di sottoporvi a tale pratica, pretendete che chi la svolge s'attenga nel più scrupoloso dei modi a tutte le regole per la tutela della vostra sicurezza personale. I segni del branding SONO INDELEBILI. Neppure la chirurgia plastica è in grado di mettervi rimedio. Non vi fidate di chi vi dice il contrario. Ne va della vostra stessa sicurezza. Seconda raccomandazione: NON FATEVELO MAI DA SOLI! Per controllare gli effetti di questo tipo di pratica è assolutamente necessario mantenere una pienissima lucidità mentale. Cosa che svanisce del tutto (inevitabilmente) appena il ferro toccherà la vostra carne! Se proprio non trovate nessuno che vi dia fiducia, o non conoscete nessuno che possa soddisfare questa vostra esigenza, RINUNCIATE! E' stupido causarsi un danno irreversibile per un capriccio destinato comunque a restare del tutto insoddisfatto!
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t_mara_t
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Ho letto attentamente il tuo articolo. Devo fare una precisazione. Io sono una slave e il branding l'ho fatto, e lo porto con orgoglio. Precisazione dicevo in quanto... pur non essendo il più forte degli uomini.. io posso assicurarti che il dolore nel farlo non è cosi estremo e passa subito. La febbre non è arrivata, ma non dico che ad altri non possa venire è giusto comunque dirlo. Come dici tu nell'articolo, e sono qui d'accordissimo che chi lo fa e chi lo riceve devono essere entrambi consapevoli e decisi. In caso contrario si rischia grosso. Altro particolare non trrascurabile per chi subisce il branding è la sua visibilità in ambienti quotidiani. Se non ci sono problemi ok, ma se si è sposati o cmq non si vuole farlo sapere pensateci o almeno pensate al punto un po più nascosto dove farlo. Bell'articolo. mara |
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Matteo62
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come ben dice lurtz la reazione psicologico ad una pratica tanto estrema è difficilmente prevedibile e può avere risvolti decisamente non desiderati. Se per caso il vostro sub vi fa una simile richiesta oltre a considerare tutti i risvolti pratici aggiungete anche un'altra precauzione .....il tempo. Dopo 6 mesi o più, forse come Dom vedrete le cose in modo diverso o succedera al vostro sub, quindi attendere può essere un modo per evitare errori irreparabili. |
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Ayzad
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Lurtz, non so se hai presente Paolo Poli. Una sua espressione tipica è: "Caro, perché fai così?" In questo caso concordo pienamente. A costo di fare la mia solita figura da borioso antipatico, mi chiedo quale bizzarra pulsione ti spinga a questa auto da fé continua; quale gusto tu possa provare nel farti additare. Non come provocatore qual t'atteggi, bada bene, ma come esaltato pasticcione. Ho una amica con un sito Web eccezionale. Sulla homepage c'è scritto: "Taci, o di' cose migliori del silenzio". Io sto cercando di imparare a farlo, ma credo sia una buona idea anche per tanti altri, ché le bibliografie e il mondo reale son cose ben distinte. Buone feste. |
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BlueLine
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t_mara_t
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Mi sembra che il tuo post Ayzad non sia in argomento. Comunque se hai qualcosa con Lurtz non mi pare il caso di esprimerlo in questa sede. Il tempo cmq è relativo in queste cose... noi per esempio come ne abbiamo parlato, l'ho abbiamo fatto e non ci sentiamo incoscenti. Io non mi trovo pentita e neppure lui. In ogni caso secondo me va fatto fra due persone che sono legate da ben più che il solo gioco... è una mia opinione e come tale criticabilisssima hehe un saluto e ricambio gli auguri. mara |
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Xandra
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Trovo sia eccessivamente restrittivo parlare di pratica sadomaso qualora si indaghi sulle varie collocazioni del Branding. Un marchio a fuoco è un simbolo più psicologico che fisico, sebbene i suoi effetti visivi siano indelebili. Un marchio di tale importanza è suggello di un legame altrettanto rilevante. Ci vado cauta, non so se lo farei su qualcuno anche se mi venisse chiesto. Siamo realisti, le cose e le persone cambiano. Senza nulla voler togliere alla sacralità di tutto questo, intendiamoci. L'unico branding (se così possiamo chiamarlo nel mio caso) per me possibile e coscientemente applicabile l'ho fatto su me stessa. Al limite, un domani, mi sputerò in un occhio guardandomi allo specchio ma non mi sentirò in colpa per nessuno. Sarà anche semplicistico, dissacrante o vigliacco ma non stiamo parlando di *raccogliere magherite*, no? |
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t_mara_t
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Più che pratica il branding può considerarsi un dono... un dono che io ho dato al mio Padrone non solo in quanto tale ma in quanto anche mio uomo... scandalizzerò qualcuno come al solito... questa parita estrema secondo me ... va fatta solo quando c'è un saldo legame oltre al gioco... Xandra ha ragione cmq... è difficile ipotecare il futuro ma io ci provo :-) un bacio |
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Anastassja
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Mara, i Manettiani si scandalizzano difficilmente. E di certo non a sentir parlare d'amore e sentimenti, visto che alcuni sono moooolto naif, me per prima ![]() Quindi tranquilla, parla di *dono reciproco* e di amore quanto vuoi. Nessuno si scandalizzerà. Al massimo ci piglieranno affettuosamente per il culo... A. |
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Lurtz
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Caro, perché fai così? ...La tua domanda, presa a prestito a Paolo Poli, si addice anche come punto di partenza della mia risposta. In verità non voglio essere provocatorio, con il mio articolo: mi è stato richiesto espressamente, ed io l'ho realizzato in modo tale che venissero presi in considerazione gli aspetti (a mio parere) più importanti. Forse non l'hai letto bene, oppure sono io che non mi sono espresso nel migliore dei modi, ma il mio messaggio non è "Fatelo tutti! ...E' una figata della madonna!"... Bensì "Se volete proprio farlo, fatelo con giudizio!". Da questo punto di vista mi sembra un messaggio tutt'altro che provocatorio, ma sensato e molto attento ad evitare miticizzazioni o fraintendimenti di sorta. Poi, per quanto mi riguarda, io faccio ciò che mi sento di fare, e non costringo nessuno a fare lo stesso che faccio io. Ma chi si sottomette a me, sa bene a cosa va incontro. Ed è GIUSTO che sia così! A presto. Lurtz |
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Lurtz
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Il tuo è un dubbio lecito, in verità, e non credo si possa limitare solo al branding... credo sia invece giusto estenderlo a tutte le pratiche estreme del BDSM... Non penso tuttavia vi sia una risposta universale al tuo dubbio amletico. Voglio dire: il BDSM è una cosa estremamente intima e personale, che si lega dal profondo al concetto che ognuno di noi ha del sadomasochismo. Ognuno di noi vede il BDSM in base ai propri gusti, al proprio giudizio morale (più o meno cosciente), e alla propria esperienza personale sul campo: ciò che per me è BDSM per te può non esserlo. E' per questo che si rende necessario trovare sempre e solo partners a noi affini, con cui praticare. E con affini non voglio dire "identici" ma "compatibili". Sta dunque a te soltanto, trovare la tua personale risposta a questo dilemma. Buona fortuna. Lurtz |
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BlueLine
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Grazie per la risposta, molto cortese e anche molto paterna, se vogliamo. La mia domanda era abbastanza retorica, se devo essere sincero. Fermo restando, infatti, che potrei considerare attinenti al bdsm i pop corn di Blockbuster (un feticcio come pochi), mi rimane un po' complicato pensare al branding come ad una 'pratica' vista al di fuori di un contesto prima di tutto rituale e solo dopo cerebrale quanto si vuole. Così come per i tatuaggi, i piercing e qualsiasi altro tipo di modificazione corporea, si può pensare al branding non come ad un gioco, anche pregno di significati intimi e profondi, bensì come ad un gesto unico, personale e probabilmente irripetibile. A meno che non si voglia entrare nel Guinness dei primati col titolo di prima integrazione tra essere umano e toast, infatti, credo che scegliere di farsi fare un 'dono' (come dice t_mara_t) del genere sia piuttosto impegnativo. Dal mio punto di vista, ad esempio, il branding assume un senso preciso solo se fatto da e con me stesso -non letteralmente, chiaro-, senza per forza rientrare in quel discorso di appartenenza tanto caro ai bdsmer di diverse specie. I segni indelebili sulla pelle, sulla mia pelle, decidono un momento della mia vita, circoscrivono un periodo di tempo memorabile e rappresentano un cambiamento estetico e, forse, anche esteriore, salvo plastiche dell'ultim'ora. E' per questo che il branding dovrebbe essere considerato come un passo ulteriore rispetto ai tanti divertissement che possiamo definire 'pratiche'. Ed ancor più rispetto all'accezione di pratica 'bdsm', che dimostra come da una manifestazione dell'io visibile, sociale e comunicativo - non necessariamente esibizionista- si passi ad una manifestazione dell'altro che il più delle volte si accompagna ad una certa clandestinità. Saluti, B. |
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v
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Tanto per capire c'è branding e branding. Se è un modo per mettere sul proprio corpo un segno indelebile (?) dell'altra persona lo si può fare in più step, lo si fa con metalli caldi ma non all'inverosimile in modo da lasciare una cicatrice che abbia anche un'estetica un minimo decente (cosa in realtà per nulla facile e molto dipendente dalla fortuna). Fa male, non ci si muore e non sono nemmeno scontati i problemi. Ovviamente se si da al branding un senso più profondo del dolore del momento e lo si usa come un segno di appartenenza. Se invece è il branding è una cosa tanto o soprattutto per farsi del male fisico allora si, si possono raggiungere gli eccessi descritti nell'articolo: si prende un ferro, magari è anche un po' arrugginito, molto spesso, lo si lascia a scaldare su un bracere per moooolto tempo fino a portarlo a una temperatura elevatissima, lo si applica sulla pelle finche non si raffredda. Allora non si ledono solo gli strati superficiali del derma ma anche la fascia sottostante, certo nemmeno in questo caso si arriva a raggiungere gli organi interni ma l'eccessiva febbre e una risposta immunitaria esagerata possono portare vicini alla morte, poi basta correre al prontosoccorso e si vive lo stesso; per fortuna siamo in Italia e nel 2002 non qualche secolo fa. Il problema è perchè fare una cosa del genere? quale necessità di mettere coscientemente a repentaglio la propria vita? Per dimostrare la propria appartenenza? No, meno caldo, lavoro fatto per gradi (se è ampio) e la si dimosta lo stesso. Per avere un risultato migliore? No, al limite sarà peggiore perchè ne risulterà una cicatrice più brutta e più grossa. Allora per quale motivo? Comunque non voglio essere certo io a dirvi come fare un branding. Come dice Lurtz vi dico: pensateci bene prima di farlo perchè vi resta, perchè la chirurgia plastica compre una cicatrice da ustione con un altra cicatrice più carina ma più grande che quindi resta a ricordarvi quello che avete fatto; pensateci bene soprattutto per le conseguenze psicologiche che comporta. In più aggiungo: informatevi bene, girate tutti i siti (ce ne sono che spiegano le tecniche in maniera sensata) e anche qualche studio di tatoo, fatelo in due, vagliando con intelligenza tutte le informazioni che trovate. |
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Anastassja
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Cmq oggi il branding si fa anche con altre tecniche, come pa penna per branding e una specie di piccolo saldatore. Su Perforation.com ci sono interessanti immagini di branding, cliccando su ogni immagine si può seguire tutto il processo passo per passo, dalla realizzazione alla cicatrizzazione. A. |
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Sileno
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Dibattito intenso, certamente meritevole di grande attenzione, anche se non mi pare una pratica diffusissima. Vediamo; personalmente mai e poi mai accetterei di ricevere il branding, esso segna una appartenenza che va ben al di là non solo del bdsm inteso come feeling o gioco ma persino di una unione forte tra compagni di vita. Se mia moglie mi dicesse; ti voglio marchiare per sempre con la mia iniziale, le risponderei alza la gonna che ti pratico un pò di spanking . Eppure per mia moglie mi farei fare a pezzi per una giusta causa....e allora? La spiegazione credo debba cercarsi in quello che ritengo sia l'inutile esizialità e permanenza del gesto. Quindi significa che sono contrario tout court? Leggendo Mara mi pare sia felice della scelta che ha fatto, è possibile che un giorno si possa pentire di una scelta radicale come la sua, ma potrà prendersela solo con se stessa, quindi scelta consapevole, è probabile che il suo compagno le abbia chiesto più volte se era del tutto certa di quello che stava subendo. Scelta personale quindi, di fronte alle scelte personali di cui si è disposti a pagarne le conseguenze, il mio dna mi spinge a dire prosit:-). |
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BlueLine
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Lurtz
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Carissimi! ...Mi rendo conto che il mio articolo sia latitante, per quanto riguarda molti particolari inerenti alla pratica del branding. Tuttavia vorrei ricordare a tutti, e ve lo possono confermare Nunchy ed Anja, che lo scopo del mio articolo, su loro espressa richiesta, non era di pubblicare un trattato scientifico, ma solo di provare ad illustrare una pratica NEL BENE COME NEL MALE, senza in alcun modo denigrarla né sponsorizzarla. I commenti di molti di voi sono estremamente attinenti. Ma non tengono conto dello scopo che si prefiggeva l'articolo in questione. Almeno non per come la vedo io. Certamente: su alcuni aspetti ho volontariamente esagerato. Ma credetemi se vi dico che l'ho fatto al solo scopo di evitare che qualche pivello decidesse leggendo il mio articolo, d'improvvisarsi dall'oggi al domani un provetto marchiatore, oppure di farsi imprimere un marchio senza pensare seriamente a quanto ciò rappresenta. Perchè non vi è dubbio che di dementi, il mondo, è pieno. Sia in un senso sia nell'altro. Volevo mettere in guardia. Far conoscere senza in alcun modo "invitare" alcuno ad improvvisare, ed ho deciso che questo tipo d'esposizione fosse la più adatta al mio scopo. Spero di essermi spiegato. Affettuosamente. Lurtz |
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v
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Lurtz
said:
Nunchago
said:
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A me sembra che lo scopo di questo articolo di Lurtz sia esplicitamente e volutamente generico. Si propone di introdurre l'argomento branding delinearne aspetti psicologici, evidenziare possibili problemi e rischi e portare qualche spunto di discussione. In tutte queste cose e' riuscito in pieno. Gli aspetti tecnico-operativi sono intenzionalmente tralasciati. Trattandosi di una pratica cosi' delicata e complessa non credo che ci siano molte vie di mezzo: o si fa una cosa generica o si fa una trattazione specifica in tutti i suoi aspetti tecnici. Di sicuro l'intenzione di Lurtz era NON scirvere qualcosa che suonasse come "ecco come si fa, provateci". E anche in questo mi sembra che l'articolo sia pienamente riuscito. Francamente non vedo possibilita' di equivoci su questo tant'e' che in conclusione l'articolo rimanda, per approfondimenti, a siti e documentazioni specifiche. Poi, se Vale o altri ritengono di avere una conoscenza abbastanza approfondita della materia da poter serenamente scrivere un manuale operativo specifico che illustri in dettaglio le varie procedure e tecniche da utilizzare nel branding siamo qui a braccia aperte n. P.S. Poi volevo riagganciarmi alle cose interessanti dette da Blueline e al discorso sul dolore... ma non so se faccio in tempo |
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v
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No, non conosco il branding abbastanza bene, potrei fare una ricerca approfondita ma non ne ho il tempo materiale in questo periodo, mi spiace. Se vogliamo fare una cosa generica ben venga ma evitiamo di dire che "la pelle frigge come l'acqua", che sono i muscoli a proteggere e che dove non ci sono muscoli si ledono organi interni con un'ustione. Scusate ma per motivi del tutto personali non sopporto la cattiva informazione scientifica e la disinformazione totale. Se deve essere generale, se vogliamo parlare degli aspetti psicologici va bene ma lasciamo fuori DAVVERO tutto ciò che è pratica |
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cuoio75
said:
| tutte le pratiche che lasciano segni permanenti, mi inquietano non poco.posso capire che esista ,ma mi chiedo, chi giunge a tale determinazione,in fondo, che bisogno ha di attuarla fisicamente ? Personalmente,l'infliggerlo,mi porta a pensare ad un estremo atto d'amore compiuto da un master per appagare l'altrettanto estrema necessità masochistica della /del proprio sub.vale a dire, la necessità che il sub ha di ostentare al mondo una condizione ed una appartenenza specifica, e al tempo stesso la conferma di totale e complice appartenenza nei confronti di chi lo ha attuato sulla sua carne..un estremo feticcio di sapore gotico? mha...lasciatemi sdrammatizzare please.."Mio cuggino,quando che marchiava le mie pecore, dopo,usava sempreun sacchissimo dil Foille".. | |
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Drake_l2001
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Lurtz, come dici tu il mondo è pieno di idioti. I copycat esistono e sono numerosi e questo mi sembra un bell’invito a nozze per tutti loro. Se l’intenzione era di fare informazione su una pratica che sembra tanto di moda in questi ultimi periodi, ho l’impressione si sia mancato il punto. A mio parere un articolo così o lo si tratta a fondo, conoscendone perfettamente gli aspetti di fattibilità, psicofisici e legali o è meglio lasciar perdere. Manettematte è un sito importante dello scenario italiano BDSM, visitato da tantissime persone, praticanti, curiosi e neofiti e forse sarebbe importante che chi è in possesso di una certa esperienza, la utilizzi anche per fare un’informazione corretta e profonda delle pratiche sadomaso. Ma forse sono io che vedo le cose in maniera esagerata. |
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Lurtz
said:
lacozzaz
said:
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Mi sembra di capire che l'argomento ha colpito nel segno, visto il numero di commenti e le argomentazioni di chi li ha fatti. Personalmente non conoscevo il termine branding bensi' la marchiatura a fuoco. Non lo accetterei: inevitabilmente mi viene da pensare ai marchi dell'infamia di cui si parla nell'articolo, più che ad una testimonianza di possesso. In ogni caso mi sembra che Lutz, lungi dall'esporre un trattato tecnico, abbia giustamente e correttamento segnalato sia le implicazioni diciamo fisiche, sia quelle diciamo affettive di cui bisogna tener conto. |
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Algidus
said:
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Solo un' avvertenza per chi decidesse di praticare un branding nella vita reale : come già detto da altri, e dallo stesso autore, l' articolo NON e' esaustivo sui particolari tecnici. Un branding fatto con le modalità sbagliate porta alla formazione di una cicatrice che, modificandosi nel tempo per la naturale ed irregolare ricrescita dei tessuti, si deformerà, alterando il simbolo prescelto. Gli uomini non sono (quasi mai) bovini ; e non hanno la cute spessa adatta a sopportare il branding a ferro singolo che si descrive, ad esempio, in Histoire d' O. Occorrono ferri componibili ed opportunamente curvi per seguire la curvatura della pelle. Se volete praticare marchi, documentatevi bene, prima di compiere sconquassi estetici. Da parte mia preferisco non aggiungere troppi particolari ; ognuno cerchi informazioni da se' , assumendosi in prima persona le responsabilità del caso. |
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lacozzaz
said:
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Bravo Algidus. Il tuo commento completa il quadro e chiude il cerchio (mi è venuto spontaneo giuro!) sia tecnicamente, sia (ed è la cosa piu' importante) sottolineando ancora una volta la responsabilizzazione nelle scelte. Aggiungo come commento finale che, da neofita, mi rendo conto sempre più di quanto sia gradevole far parte di questo gruppo di sciammannati.... |
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Matteo62
said:
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Dopo aver dato un'occhiata al sito citato da Anastassja, perforation.com (piuttosto in velocità ad essere onesti) , ho osservato che quel saldatore è piuttosto simile a quello che ho usato io per fare una prova circa un anno fa. Il risulto a distanza di tempo è piuttosto scadente , la cicatrice , in origine un tratto rettilineo di circa un cm appare ora confusa e decisamente poco significativa, per cui o si eseguono disegni ovvero un marchio abbastanza grande e poco particolareggiato (come si vede nel sito) o ne uscirà solo una porcheria confusa. Naturalmente può anche essere solo un problema di abilità tecnica nell'esecuzione , comunque non ho effettuato ulteriori prove visto il primo risultato poco incoraggiante. P.S. la prova l'ho fatta su me stesso prima di farla su chiunque altro vista l'incertezza del risultato . |
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Lord_Dungeon
said:
| A mio modesto parere, il branding esulta dai giochi bdsm comunemente praticati da quanti cercano di coniugare con buon senso piacere e sottomissione. Il branding è una tortura, vera, senza compromessi. Chi ama praticare o subire torture vere, si accomodi. Agli altri sia concessa, senza retorica, una lieve nausea. | |
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Lord_Dungeon
said:
GRUNF
said:
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Scusate l'intromissione,ma il mio commento volge più che altro verso la polemica nei confronti della stragrande maggioranza(o una minoranza,questo non si saprà MAI!).Chattando in altre stanze fuori da manettematte ho trovato una persona bannata da MM,che mi diceva che qui ci si può stare,basta che non si pesti i piedi a certi"MOSTRI SACRI",ma nel momento in cui lo fai son dolori! Ebbene eccovi qui a criticare il signor Lurtz,ma critiche sotto l'insegna del"moltobenevolissimevolmente".... Il sottoscritto aveva pubblicato una pagina di diario in cui si parlava di argomenti attinenti a questo tema,e sono volate legnate!Nel migliore dei casi sono stato preso per il culo,tanto che mi sono visto costretto a cancellarla... Qui,invece,la situazione è opposta,cioè leggendo diversi commenti si percepisce il tono "Mi consenta...",con dovuta educazione,quasi sottomissione verso una divinità,o comunque verso un "pezzo da 90",mentre il sottoscritto è stato visto come poco più di un pagliaccio! Non ce l'ho con Lurtz,in fondo vive la sua sessualità,anche se non lo condivido appieno,ma ce l'ho con la tipica ipocrisia di certa gente che tratta la gente a seconda del nome che porta,chinando il capo appena leggono un certo o cert'altro nick,mentre,per esclusione,svaffanculano chiunque non risponda a questo standard... Forse ha proprio ragione quella persona bannata da MM...A volte mi prende la tentazione di andarmene da questa community,ma ci ripenso sempre nel momento in cui scopro che i manettiani non sono tutti uguali,e quasi ogni giorno scopro qualche persona speciale,perciò rimango soltanto perchè mi trovo bene con questa minoranza... |
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