| Ti proteggerò - SmComix selection |
| Scritto da Mastersteppenwolf |
| Venerdì 05 Gennaio 2007 22:47 |
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“Ti proteggerò…”. Un pensiero sincero, comune, affettuoso, ma strano in quella situazione. Fosse entrata la polizia nel nostro appartamento in quel preciso istante mi avrebbe sbattuto in galera a vita. Eri in mezzo alla stanza, nella penombra, con le braccia tese appese sopra la testa, due corde che scendevano da un gancio nel soffitto e ti immobilizzavano i polsi. Ti avevo fatto mettere un paio di balletboots neri, alti fin sopra al ginocchio, e facevi fatica a mantenere l’equilibrio. Siccome ti avevo anche legato le caviglie la tua posizione era estremamente instabile, ma fondamentalmente sicura. Il peso del corpo gravava tutto sulla punta dei piedi, data la forma degli stivali, ma se le tue braccia non fossero state appese saresti caduta. Ed invece ti dondolavi continuamente per cercare un equilibrio stabile che in realtà era impossibile da trovare (qui stava il trucco…), e questo tuo continuo impacciato movimento era estremamente eccitante. Ero sicuro che anche tu lo trovavi eccitante, altrimenti non ti avrei messo in quella posizione, ma non potevi dirmelo dato che avevi in bocca una gag ball che impediva ogni forma di comunicazione. Avendo raggiunto un certo grado di confidenza conoscevo il “safe sign” che mi avrebbe fatto capire quando avevamo raggiunto il limite. Eri bellissima, così incerta, così impacciata, così immobilizzata. Ero stato io a suggerirti di provare i balletboots, memore dei fumetti di Eric Stanton e della sua eroina Gwendaline, una delle mie prime scoperte del mondo S/M (avevo 17 anni!!!!). Li avevi provati e ti erano piaciuti, così erano diventati uno dei nuovi elementi dei nostri giochi. “Ti proteggerò”, pensavo. Pensiero strano quando stai per frustare la donna che ami, ma sincero. “Alla faccia che la vuole proteggere” avrebbe detto un ipotetico spettatore quando avrebbe visto il primo colpo di frusta abbattersi sulla tua schiena e sentito il tuo primo gemito di dolore. Ma ero nel giusto. Non ero io a volere la frusta, eri tu a volerla, io ero semplicemente uno strumento, un partner che aiuta la donna che ama a raggiungere l’apice del piacere e che prova piacere lui stesso nell’aiutarla. Ruolo impossibile da interpretare in modo appropriato senza amore vero. E io ti amavo, e ti amo tuttora… Un altro nuovo strumento dei nostri giochi era la “bull whip”, la frusta spessa a una corda che si vede talvolta nei film western. Strumento devastante se usato con imperizia. Il bello di questa frusta è che si avvolge intorno al corpo della slave come un serpente intorno alla sua preda. Questo era l’aspetto più eccitante, per te e per me. Mi ero esercitato a lungo in campagna (al Parco Sempione non era il caso…), in modo da evitare segni permanenti o lacerazioni. Avevo dovuto imparare a dosare la forza ed a fare i movimenti giusti con il polso in modo che l’impatto della frusta provocasse segni leggeri, che andassero via dopo pochi giorni (questo è un altro dei piaceri nascosti dell’SM). E adesso ero qui, davanti a te, con questo nuovo strumento di piacere in mano… Il primo colpo fu molto leggero, avevo bisogno di prendere le misure, ma comunque l”effetto serpente” e lo schiocco furono comunque notevoli. Emettesti un gemito, la pelle si era comunque arrossata, non era certo stata una carezza…studiai la tua espressione, cercai di capire le tue reazioni, ed un secondo colpo, leggermente più forte del primo, si avvolse intorno al tuo bellissimo corpo, nudo ed indifeso, lasciando un segno rossastro abbastanza evidente. Mi fermai a studiarti, poi capii che mi potevo spingere un po’ oltre, ed una terza scarica si abbatté sulla tua schiena e sul tuo ventre… Arrivammo fino a quindici, era uno strumento che non padroneggiavo ancora a sufficienza, e temevo di lasciarti segni permanenti. Ad ogni colpo mugolavi come una cagna in calore, e questo mi eccitava da matti, perché percepivo, per via di quella empatia che si era creata tra noi, che provavi un immenso piacere. Ad ogni colpo il respiro si faceva affannoso, il volto ti si arrossava, stringevi i denti, e la figa ti si bagnava… Era bellissimo vederti, era bellissimo aiutarti a raggiungere l’orgasmo, era bellissimo essere il tuo strumento di piacere in quei momenti…in quei momenti non eravamo due , ma eravamo una unità, una macchina perfetta che lavorava in perfetta sincronia per raggiungere il comune obiettivo del tuo piacere. Al quindicesimo colpo mi fermai e ti lasciai per qualche minuto ancora ondeggiante sui tacchi vertiginosi dei balletboots. Eri stupenda, e vederti così mi faceva innamorare ancora di più. Sciolsi i legacci alle caviglie ed ai polsi, ti feci sedere e ti lasciai qualche istante per riprenderti. Ti chiesi di assumere la posizione (tu sapevi cosa voleva dire) e ti mettesti con la fronte schiacciata sul divano, le mani che prendevano le caviglie ed il culo rivolto verso di me. Adoravo quella posizione, tu lo sapevi, e ne avevo un bisogno quotidiano… Ti legai polsi e caviglie insieme, misi il lubrificante, e cominciai la penetrazione. Prima con dolcezza, in modo che la dilatazione avvenisse in modo progressivo, poi con sempre maggiore vigore e violenza. Le mie mani ti premevano sui fianchi per tenerti bloccata, e tu, compatibilmente con la posizione, cercavi di assecondare i miei movimenti. E’ vero, stavamo progettando l’acquisto di una “fucking machine”, ma devo essere sincero, ero molto ma molto contento di farne le veci… Andai avanti per un po’ (avevo una certa resistenza, fortunatamente), poi ad un certo punto venni. Un getto caldo e schiumoso ti penetrò nelle viscere provocando un tuo piccolo gemito Ti baciai sul sedere, ti accarezzai sulla schiena, e ti sciolsi. Preparai la vasca con l’acqua calda ed i sali, ti tolsi i balletboots e ti portai sorridendoti sulle mie braccia nel bagno Ti accarezzai ancora, ti massaggiai, ti misi la pomata per lenire le ferite, e rimasi a lato della vasca mentre tu ti rilassavi. Ci sorridemmo, ad un certo punto ti baciai sulla bocca e sorridendoti mi sorpresi a dirti: “Ti proteggerò, amore mio, per sempre”.
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