| The Essemian Manifesto: la chiesa del BDSM |
| Scritto da Taint | ||||||||||||||||||||||||||||||||||||
| Venerdì 18 Maggio 2007 18:26 | ||||||||||||||||||||||||||||||||||||
![]() E se per me il BDSM un senso aveva, questo non era certo una catarsi, né un gioco; era solo l’applicazione in chiave sessuale, e magari metaforica, della frase sadiana “chi si lascia frustare merita di essere frustato”. Meno annoiato di Crowley, e decisamente meno avventuroso, me ne stavo a guardare il profilo austero e nebbioso di San Francisco da un punto imprecisato del Golden Gate, i primi gorghi arancioni del sole mattutino ad allungarsi nel cielo proprio sopra la mia testa. Lo sciabordio dell’oceano, più che canto di sirene, vera epifania di scintille argentee fagocitava le sagome di navi da trasporto ed aerei, sibili cupi e profondi a confortare pensieri di una nuova giornata priva di un senso specifico. Luogo per mantra satanici, il Ponte. Come in generale tutta la California. Non mi stupiva, come non mi stupisce oggi, immaginare quella storia ininterrotta intessuta della cinematografia di Kenneth Anger, i ritmi satanico-psichedelici dell’Orkustra di Bobby Beausoleil, la Contestazione, i beat, Mel Lyman, Orange County, i Beach Boys e la fenomenologia del Surf, la nascente epifania di Eris Dea Della Discordia nel pensiero di Joshua Norton e Robert Anton Wilson, Thimothy Leary, L’Esercito Simbionese e la Chiesa di Satana, Jack Kerouac, gli esperimenti scientifico-alchemici di Jack Parsons, i Rolling Stones e le gang di motociclisti, Charlie Manson. Tutto mescolato assieme in un territorio soleggiato e desertico annesso agli USA veramente da poco tempo. Non ricordo se quella mattina stessi pensando a qualcosa del genere. Ma so che appena tornato a casa, per una di quelle sincronicità junghiane che rendono l’esistenza della Magia un puro dato di fatto, trovai ad attendermi un pacchetto in arrivo da New York ed una consegna a mano in immancabile plico nero che tradiva come mittente la Chiesa di Satana. Da New York, mi era stato finalmente recapitata una copia di Funeral Party II, antologia di pensiero terminale e borderline. Lasciai il messaggio della Chiesa di Satana in camera da letto e mi fermai in cucina a leggere un estratto da Funeral Party, specificamente l’intervista con Uli Lommell, regista e attore feticcio di Fassbinder; tra i suoi progetti parlava di un film, Holy Joan of Balboa, interamente basato sulla autentica vicenda di una Domina californiana, residente nel piccolo centro di Balboa, la quale aveva fondato una Chiesa del BDSM. Fu divertente. Ed inaspettato. Perché se si eccettuavano le fanzine ciclostilate, i primi articoli di Pat Califia, La Sadica Perfetta di Terence Sellers e pochi altri testi di Domine politicamente orientate, come Dominatrix- The making of Mistress Chloe o Princess Spider , gran parte della cultura BDSM nordamericana era ferma in un dualismo che vedeva da un lato la Domina-prostituta generalmente reduce da infanzie mostruose ed abusate e dall’altro lato figure post-hippie, vagamente new age, che nelle frustate scorgevano un esercizio di pura catarsi politica, una ribellione contro una sessualità castrante, grigia, istituzionalizzata e immancabilmente fallocratica. Ma nessuno si era spinto fino al punto di elaborare un credo teologico basato sul Bondage, la sottomissione ed il leather. Nemmeno gli amici della Chiesa di Satana, che pure oscillavano tra tendenze BDSM e influssi gotici, si erano sentiti legittimati a vedere nella parole e negli scritti di Anton La Vey una qualche deriva pro-sadomasochista da erigere a paradigma messianico. Non certo La Bibbia Satanica né La strega Satanica che pure in qualche punto a mio modesto avviso odora di Female Domination in chiave decadente. Per il satanista laveyano l’arbitrio individuale, suprema stella polare delle scelte, era l’unica funzione esistenziale da assecondare, e in questo quadro il BDSM diventava una mera scelta personale e se pure qualcuno se ne serviva per fini esoterici e più squisitamente meta-sessuali il tutto rimaneva relegato nella sfera delle opzioni individuali. D’altronde è innegabile che l’uso della violenza rivesta una forte connotazione religiosa; i martiri cristiani, gli stiliti della Patristica, e prima ancora i Sadhu hindu, i dravidiani , i Pellerossa avevano utilizzato il dolore come ponte verso l’estasi mistica o come fase necessitata di qualche rito di passaggio. E proprio lì in California se ne vedevano ancora dei retaggi, sia pure mescolati al calderone post-moderno della controcultura; l’arte fachirica di Fakir Musafar, il Neo-Primitivismo di Ron Athey, le loro danze pagane e le carni appese al soffitto a mezzo di ganci e gli spilloni e fiumi di sangue e branding e tongue-splitting, con attorno una oscura aura di consapevolezza spirituale. I Satanisti, fossero laveyani o post-crowleyani avvinghiati alle estreme propaggini dell’OTO oppure secessionisti del Tempio di Set, guardavano la controcultura come un mero mezzo, uno strumento, non certo come una federazione di ribelli a cui aderire in gioiosa comunità d’intenti. La Vey rivendicava l’esclusiva della rivolta contro il potere dello Status quo, nel nome di quella prima prometeica rivolta di Lucifero contro Dio, e non l’avrebbe certo divisa con qualche hippie entusiasta del latex o dei morsetti. La Vey odiava gli hippie. E io e tutti gli altri colleghi della Chiesa di Satana li odiavamo con lui. Bontà pelosa. Uguaglianza di cartone. Delirio di amore universale e vaniloquio politicamente corretto. Tutto ciò suonava alle nostre orecchie falso e risibile. E se per me il BDSM un senso aveva, questo non era certo una catarsi, né un gioco; era solo l’applicazione in chiave sessuale, e magari metaforica, della frase sadiana “chi si lascia frustare merita di essere frustato”. Per questo le teorie sullo scambio di potere di Pat Califia mi provocavano lo stesso senso di nausea che decenni prima la vista di tre orrendi hippie in sandali e camicia psichedelica doveva aver creato nel cuore di Anton Zsandor La Vey. Rimasi un po’ perplesso e pensoso a meditare sulla Chiesa del BDSM di Balboa, e su tutte le sue implicazioni. Poi andai in camera e scartai la comunicazione. C’era il nuovo numero della rivista della Chiesa di Satana, The Black Flame , spedita a tutti gli aderenti con cadenza mensile ed in allegato qualcosa che era stato inviato esclusivamente a me. La spedizioniera della Chiesa sapeva che mi interessavo di certi ambiti e di certe sulfuree aree e così aveva pensato bene di omaggiarmi di un libretto autoprodrotto, dalla scarna grafica ma dal contenuto che definire interessante sarebbe riduttivo; THE ESSEMIAN MANIFESTO, a cura di Mistress Sarakira, una Domina che aveva avuto una certa rinomanza all’interno della florida The Society of Janus (la federazione californiana della cultura BDSM). ![]() Per l’occasione la Domina si era rinominata Priestess, sacerdotessa di un misterioso ordine esoterico che , a quanto si intuiva, aveva fondato lei stessa assieme ad altre cinque donne esperte di Female Domination. The Essemian Manifesto suonava decisamente più coerente e più lucido di tutte le fandonie new age fino a quel momento partorite dalla scena sadomaso politicamente corretta. Iconografia e terminologia di derivazione gotico-satanica corredavano un testo veloce, scarno, spartano ma estremamente funzionale nel suo intento di fornire una chiave di lettura esoterica alla pratica della Dominazione. Alcuni mesi dopo appresi che il Manifesto non era l’unica pubblicazione ascrivibile a questa misteriosa entità; le Domine infatti operavano come parte autonoma della SERVICE OF MANKIND CHURCH, avendone costitituito una branca satanicheggiante denominata THE ESSEMIAN SANCTUARY OF THE DARKSIDE GODDESS e il cui organo ufficiale di propaganda e divulgazione culturale era la fanzine THE ESSEMIAN WAY. Non ci misi molto a mettere le mani sulla fanzine. I contenuti ricalcavano quelli espressi nel Manifesto. La dominazione sull’uomo era di origine rituale, il sesso canalizzava l’energia mistica (come nella migliore tradizione dell’ermetismo satanico europeo, vedasi Crowley, Spare, Grant) e tutte le variegate pratiche proposte, che andavano dall’umiliazione psicologica fino ad elaborate sessioni di tortura martirologica, erano ammantate di significati gnostico-satanici. Come esempio “la camminata del serpente”, un sinuoso strisciare dello schiavo ai piedi della Domina-sacerdotessa, strisciare segnato dalla flagellazione delle Attendenti della Domina stessa (la quale per tutto il tempo rimaneva assisa sul trono cerimoniale, in una sala arredata con drappi satanici e mobilio ottocentesco); la figura del serpente, aldilà dell’ovvio significato primordiale contenuto nella Bibbia, riecheggiava le teorie di Michael Aquino, fondatore del Tempo di Set. La stessa visione cosmogonica, lo stesso senso di ambivalenza (espresso dalla lingua biforcuta e dal mutare pelle), la stessa necessità di una ordalia psico-fisica per ottenere il disvelamento dei segreti iniziatici. Le Domine che componevano questo gruppo cultuale non erano prostitute, non chiedevano compensi o tributi. Le uniche cose commercializzate erano gli scritti, fanzine e libri. Oltre al Manifesto, Mistress-Priestess Sarakira aveva composto ECHOES OF THE SANCTUARY, una sorta di biografia aggiornata in chiave metaforico-simbolica in cui si ripercorreva la fenomenologia del gruppo, con dettagliate e vivide descrizioni dei rituali messi in atto, e THE GODDESS WITHIN che imparai essere una sorta di risposta in chiave BDSM-satanica al fenomeno dilagante della Magia Bianca e della Wicca che dell’adorazione della Dea Madre avevano fatto punto nodale. La Wicca era detestata da queste donne tanto quanto gli hippie erano detestati dalla Chiesa di Satana. Efettivamente, le “streghette buone” dal sapore femminista erano irritanti; le loro vuote ciance di rispetto, tolleranza, amore finivano per clonare concettualmente le idiozie degli hippie. Non era quindi male vedere il grado di forte consapevolezza e di autorità che emergeva dalle pratiche e dalla produzione teorica della Sorellanza Essemian. Quello che mi piaceva di più di queste donne era l’elaborato sincretismo che fondeva satanismo classico a retaggi hindu (la loro celebrazione di Kaly), magia sessuale e cerimoniale ed un uso non convenzionale (e soprattutto non commerciale né commerciabile) della tortura BDSM. Si tenga conto che sul finire degli anni novanta e l’inizio del 2000 la California controculturale era sprofondata in un abisso di idiozia, tra parties presunti alternativi (e poi rivelatisi tristissime saghe del deja vu), festival “pagani” come il Burning Man e il declino inesorabile del BDSM, annegato tra le più volte citate tesi delle amiche di Pat Califia e la prostituzione del “professionismo”. Sottomettere un uomo, in termini femministi, non è certo una esclusiva dei sadomasochisti, basterebbe leggersi i testi delle ultra-femministe come Andrea Dworkin o Catherine MacKinnon (o casi più patologici e divertenti come il libro SCUM MANIFESTO di Valerie Solanas, donna che aveva tentato di assassinare Andy Warhol e autrice di questa sfrenata apologia del massacro degli uomini) per capire che il contrappasso, o meglio “occhio per occhio, dente per dente”, è una meta ambita da parecchie esponenti del “gentil sesso” e non solo in termini puramente simbolici. Ma l’ESSEMIAN come culto era in grado di spaziare in una visione non claustrofobica, persino di richiamare alla mente la Magia del Caos di Peter Carroll (proprio per l’unione sincretica di elementi culturali e spirituali disparati di cui operare una gratificante reductio ad unum) ed utilizzando un umorismo nero decisamente appagante. Da quel che so, il gruppo è ancora oggi attivo. Defilato e minoritario, rinchiuso nella sua nicchia anti-sociale, pronto a ricordarci che, è proprio il caso di dirlo, “non tutto il male viene per nuocere”.
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mayadesnuda
said:
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| La Church of Satan, come pure il Tempio di Set, non ha nulla a che fare nè con l'uno nè con l'altro, sono strutture pubbliche e che propongono una visione che utilizza solo il nome "satana" come principio, ma che poi assumono posizioni sfumate e cangianti, nutrite da varie suggestioni intellettuali (che ti invito ad approfondire prima di esprimere giudizi così tranchant). La storia del satanismo come alibi per assassini, debosciati vari, pedofili e massacratori di animali è più frutto dell'isteria di massa e di abili strumentalizzazioni (oltre che di morbosi reportage scandalistici) che non realtà effettiva. D'altronde se dovessi giudicare dalle mere azioni conclamate dovrei dire lo stesso del Cristianesimo e dei preti pedofili (che sono tantini...) | |
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mayadesnuda
said:
Taint
said:
| nell'immaginario collettiva il "satanismo" (che non è un fenomeno unitario) rappresenta il classico panico sociale, un allarme generalizzato che serve a rinfocolare lo Status Quo...ma d'altronde pure il BDSM non viene trattato meglio, in punta di generalizzazioni, descritto come summa di schifezze e degenerazioni, forse è per questo che quando i due ambiti si fondono viene fuori "massa critica" | |
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Taint
said:
| Pat Califia (adesso Patrick Califia) è un trans FTM, scrittore, attivista dei diritti civili e della Lega contro la censura, non se la passa tanto bene al momento causa gravi problemi di salute...alcuni suoi libri mi risulta siano tradotti pure in Italia (credo Doc & Fluff) | |
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Puffetta
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odradek
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Leggendo il post " a De Sade al bdsm" mi ero chiesto dove volessi andare a parare. Qui si capisce bene. La frase "chi si lacia frustare merita di essere frustato" funziona solo in un contesto predatorio, fisico o psichico, in cui si ammette che esistano uomini superiori e inferiori. E' naturale che l'idea di scambio, che avviene tra liberi ed eguali, non ti piaccia. Il bdsm è un tentativo di civilizzazione della parte ferina della sessualità umana. Civilizzazione significa riconoscimento degli individui e dei loro diritti, e dunque del fatto che se vogliamo ottenere qualcosa da loro dobbiamo passare dalla loro volontà, non infrangerla. Cioè dobbiamo dar loro qualcosa in cambio per quello che chiediamo. Il tuo è un attacco controculturale alle premesse di questo processo. Per te il mondo è una lotta costante tra forti e deboli, nel quale l'unica scelta è tra l'essere vittime e carnefici. E' chiaro che un messaggio simile è costitutivamente ambiguo. Uno "che si lascia frustare" potrebbe prenderlo come un'esortazione a strappare la frusta dalle mani dei carnefice e a colpirlo in pieno viso. In ogni caso, la conclusione è l'impossibilità di una sessualità liberata. Lo schiavo e il padrone non possono mai essere entrambi liberi. Non a caso, l'unico momento in cui potrebbero esserlo è quando si rapportano tra di loro "come mercanti". Che è quel che tu hai iniziato col negare. In quanto all'aspetto religioso e cerimoniale: ne ammetto il fascino, nonostante il forte rischio del ridicolo, ma non ne vedo la necessità. Perché chiamare "Satana" l'uomo per poterlo adorare ? Perché ribaltare il segno dei simboli delle religioni per liberarsene ? Non basta la ragione per ignorarle? |
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Taint
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Millenni di civiltà umana parlano, non è una mia filosofia ma una semplice presa d'atto della condizione umana di cui la violenza è un corollario inscindibile . Si può ficcare la testa sotto il tappeto, credendo che semplicemente non parlandone si possa arrivare alla negazione del dato violenza, alla sua espunzione dalla storia come predicano i ridicoli "progressisti", oppure se ne può prendere atto e convogliare quanto di positivo c'è nella ferinità, secondo l'ammonimento di Karl Kraus che diceva "l'odio deve rendere produttivi, altrimenti è meglio amare" . Secoli di guerre, carestie, schiavitù, devastazione, oppressione hanno generato il Rinascimento, il fiore della civiltà greca, le avanguardie artistiche, è l'elemento escatologico da tempi ultimi che determina la tensione che porta l'uomo ad elevarsi, e non è un caso che gran parte delle espressioni più feconde del pensiero e dell'arte siano emerse a ridosso di guerre o di catastrofi (dal Dada al Futurismo, dall'arte apocalittica medievale al Surrealismo). "ragazzo goditi la guerra, perchè la pace sarà terribile" ammoniva Ernst Von Salomon. In quanto alla frase di Sade , essa è il perfetto specchio della dicotomia che esiste al giorno d'oggi, e che il Marchese, vero primo nichilista europeo, aveva subdorato; alcuni individui vivono, altri si limitano ad esistere, sfortunatamente la massa grigia ed amorfa dei meramente esistenti imprigiona chi vive, ed allora nasce l'inevitabile conflitto (un concetto ripreso con varie sfumature da Spencer, fondatore del darwinismo sociale, e da Nietzsche) . Rispetto, personalmente, solo chi è in grado di avere un proprio pensiero, chi non si omologa, chi vive coerentemente con la sua vita e i suoi interessi e i suoi gusti (per quanto essi possano essere distanti dai miei) , non piegandosi agli stili imposti, alla ratio di un sistema che gli è alieno. Il nome Satana fu una scelta di La Vey, al quale non sfuggivano nè le implicazioni ironiche nè quelle di appeal commerciale. Suppongo non esista un solo aderente alla Church of Satan che davvero creda al diavolo della Bibbia, il nome non è importante, possiamo definirlo Lucifero, Uomo-Dio, Kia...anche se non è la ragione, perchè solo una forza irrazionale, quale l'uomo è, può avere ragione del mistero della magia che è altrettanto irrazionale |
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Puffetta
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mariemonique
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A parte le stravaganze di vario tipo californiano nominate, a parte la complicata lettura, almeno per me, dell'articolo a causa del gran numero di citazioni di personaggi a me sconosciuti, a parte le frasi sintetiche e brevi di Tain, che non si dilunga certo in chiarimenti e lascia al lettore un gran lavoro di concetrazione ed interpretazione di quello che scrive (cosa che alla mia età, ho davvero poca voglia di fare), a parte tutto questo, la frase di apertura "chi si lascia frustare merita di essere frustato" a me piace tanto, in un ambito bdsm certamente, perchè la leggo come: chi si lascia frustare lo fa perchè gli piace, ne ha bisogno e lo desidera. Il masochista che si lascia frustare se lo merita perchè lo cerca. Anche se forse l'intepretazione che viene data in quest'articolo può essere ben altra. |
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Taint
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Corredare l'articolo di note esplicative sarebbe stato possibile ma tedioso, tanto per me che scrivevo quanto per chi si poneva nella posizione di lettore; i testi accademici, che necessariamente hanno un approccio didascalico con tutte quelle note a piè di pagina o sul finire del capitolo, rendono sempre la lettura gravosa, interrotta, spezzata. Per questo, e anche perchè parto dal presupposto che la ricerca sia una esperienza gratificante, ho preferito sorvolare, immaginando che persone interessate o incuriosite avrebbero potuto poi sbizzarrirsi a cercare ciò che volevano, gli altri avrebbero tranquillamente potuto leggere e capire ciò che volevano e cercare alcune cose tralasciandone altre (o non cercarne proprio) a seconda dello specifico grado di interesse. In merito alla ormai "famigerata" citazione di Sade (che viene dalla Filosofia nel Boudoir), la si può anche interpretare nel senso (inerente ed interno il BDSM) suggerito da Mariemonique anche se per me e per altre persone che la citano essa è il presupposto fondante della distinzione che facevo tra persone che vivono passive ed ignave una non-vita di massificazione (e che si lasciano frustare anche solo metaforicamente, nel senso di farsi sottomettere socialmente, culturalmente) ed altre persone che invece reagiscono e che tentano, almeno tentano, di avere una loro propria identità. |
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Taint
said:
| per me significa semplicemente che alcuni le danno e che altri non solo le prendono ma che non tentano nemmeno di ribellarsi, rimanendo beati nella loro ignavia (sociale, culturale, politica)...è evidente che siamo in un campo che va oltre il mero BDSM (e il sesso più in generale) per traslarsi in un contesto lato sensu politico o comunque antropologico; per questo parlo di Sade come del vero precursore del nichilismo filosofico | |
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wendyagain
said:
dysphoria_noctis
said:
wendyagain
said:
| Che cosa è Doc&Fluff? Il racconto di Taint? Cioè non è suo ma lo ha copiato? Cioè è suo ma lo ha pubblicato anche qui? Ad ogni buon conto mi precipito a comprarmi codesto libro anche se bene non ho capito quale è il suo titolo, ma le butch passive yap, mi attizzano, e essendo io un po' femme attiva, e insomma... vedi mai che mi imparo qualcosa | |
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Taint
said:
wendyagain
said:
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a De Sade al bdsm" mi ero chiesto dove volessi andare a parare. Qui si capisce bene. La frase "chi si lacia frustare merita di essere frustato" funziona solo in un contesto predatorio, fisico o psichico, in cui si ammette che esistano uomini superiori e inferiori. E' naturale che l'idea di scambio, che avviene tra liberi ed eguali, non ti piaccia. 

